“Ego Te Absolvo” – Luftbrucke – Autoproduzione 2006
A cura di Paolo Pinton, liutista del III° millennio.

E’ un po’ strano scrivere una recensione su “Ego te Absolvo” avendone seguito da vicino (e in alcuni momenti è il caso di dire “da dentro”) la gestazione, senza contare le implicazioni artistiche e…diciamo pure sentimentali, che mi legano a Luftbrucke.
Che dire? Beh è un bel disco. A me piace. Punto.
Il confronto con i precedenti lavori vede “Ego Te Absolvo” come un lavoro più maturo, uniforme e privo di quel mood negativo che a mio avviso contraddistingueva il passato…non è certo un disco “solare” ma si avverte a pelle una certa (auto)ironia, a volte nemmeno tanto celata, che ti procura un benevolo ghigno durante l’ascolto.

Il progetto si è fatto subito interessante visto l’intento di sposare musica e immagini (inutile dilungarsi qui: rimando alle altre sezioni di questo sito per tutti i particolari) anche se questo è stato al tempo stesso croce e delizia per Luftbrucke e per il risultato finale: imporre una scadenza improrogabile per la pubblicazione ha portato a condensare emozioni e impeto creativo in una full-immersion che ha dato ottimi frutti ma che ha costretto a limitare i margini di miglioramento tecnico del “disco”; mi riferisco in particolare a qualche programmazione di batteria un po’ imprecisa, suoni non sempre livellati a dovere, alcuni suoni non perfettamente intonati, la pronuncia nei testi in italiano un po’ troppo “padana” (anche se nessuno in verità ha mai rimproverato a Vasco di cantare con la “C” dolce!), ma si tratta in fondo di peccati veniali, eppoi magari sono solo io, vittima della deformazione mentale da “addetto ai lavori”, che vado a cercare il pelo nell’uovo…

Ciò che risalta comunque ( e che mi fa nutrire una benevola invidia nei suoi confronti ) è la ricchezza di buone idee presenti in questo disco. Dalle soluzioni melodiche (una menzione speciale va a “Disorientativamente” per l’orecchiabilità dell’inciso: ti si stampa in testa e non te lo togli più! Ma anche “Niente di Nuovo” o “Broken Down” sono particolarmente incisive) ai testi, fino a certi intermezzi estemporanei (ma non troppo).

Rispetto ai precedenti lavori qui trovano maggior spazio i testi in italiano e a mio avviso Luftbrucke dovrebbe insistere maggiormente in questa direzione: il tutto è più diretto e immediato e l’italiano si sposa comunque perfettamente con l’universo musicale che propone. Universo che attinge come sempre da diversi stili e influenze (persino a certe chitarrine psichedeliche à la “Cream” che introducono “Niente di Nuovo”) amalgamandosi in quell’ elettro-pop-new-wave-twilight-rock, e anche se, soprattutto verso le ultime tracce, mi sembra di percepire una sorta di ripetitività stilistica (il riproporsi di certi cliché dei dischi precedenti) in ogni caso è forte la sensazione che ci sia un conceptdi fondo che lega e dà coerenza al mood di tutto il disco.

Insomma l’Ego è colto in flagrante e viene assolto con formula piena per aver commesso il fatto!

Considerazioni sull’extension del disco, ovvero le opere fotografiche:
chi ha avuto modo di partecipare alla presentazione del disco a Conegliano avrà sicuramente apprezzato la contestuale esposizione fotografica. Al di là della bontà delle foto tout-court è stata interessante l’interpretazione degli autori nell’allestimento e presentazione delle stesse (mi ha colpito particolarmente “essere prigionieri ma fingersi liberi”, foto plastificata immersa in un liquido costretto nei limiti di una busta trasparente e sigillata) e tra le altre, estremamente didascalica ed efficace pur nella sua semplicità “confessa che mi desideri nonostante la mia insidiosa natura” (per le foto rimando all’apposita sezione del sito).

 
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